Silvia

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Silvia

La mia partecipazione a questo progetto nasce da un’idea semplice e chiara, netta nella sua definizione e conseguenziale nelle sue applicazioni pratiche da sembrare quasi banale: la volontà di modificare il sistema di approvvigionamento energetico mediante il ricorso all’utilizzo totale di energia pulita. È da anni ormai che la tematica del rispetto dell’ambiente fa parte del nostro vocabolario. Le conferenze internazionali tenutesi sui cambiamenti climatici, le battaglie dei movimenti ambientalisti da Greenpeace alle denunce di giovani e appassionate militanti come Greta Thunberg, la rivolta degli attivisti di ultima generazione fino al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti fissati a livello europeo.

Tutto ciò, pur avendo contribuito al passaggio dal tema ambientale da un’ottica semplicemente conservativa (vedasi associazioni quali la nostrana Italia Nostra fino alle aree protette della ormai storica organizzazione internazionale qual è il WWF) ad una visione della tematica ambientale quale sfida necessaria per ogni progetto di natura politico-sociale, non ha tuttavia ancora dato quello slancio necessario a considerare quello dell’ambiente un obiettivo politico-sociale primario. Se si guarda ai programmi elettorali sciorinati dai diversi partiti politici che siano essi di destra o di sinistra dopo il consueto elenco di promesse, di misure politico sociali che vanno dalla concessione di svariati bonus all’inevitabile promessa del taglio delle tasse, agli interventi sul cuneo fiscale e quant’altro, tutte misure inevitabilmente di corto respiro, il tema ambientale fa capolino sempre alla fine, buttato lì, lasciato al volontarismo dei singoli, alle cosiddette “buone intenzioni”. Ci sono le diseguaglianze, le guerre, le carestie, le rivendicazioni nazionali, le riforme del sistema elettorale, le revisioni del sistema costituzionale, il deficit pubblico etc. etc… e alla fine c’è l’ambiente. Ma, la domanda mi sorge spontanea, in un sistema globalizzato come il nostro il problema della modalità di approvvigionamento delle risorse non è forse il punto chiave da cui partire? La cartina di tornasole intorno alla quale creare un nuovo modello di sviluppo che finalmente non si riduca ad un ritorno a sistemi pauperistici ormai confinati nel passato ma nello stesso tempo non si risolva nel continuo perpetuarsi di uno sfruttamento incontrollato del nostro pianeta?
Qual è allora la risposta?
E torniamo a noi allora, all’obiettivo del comitato. Nel frattempo mi presento, ho 58 anni, lavoro da ormai vent’anni alla Città Metropolitana di Napoli, la mia formazione è giuridico-economica.
Quando Silvio, amico ultradecennale, la mattina di un settembre di circa due anni fa, in un momento della mia vita per me molto triste,(era morto improvvisamente mio fratello, il mio unico fratello, a seguito di un’embolia polmonare) mi aveva voluto incontrare per parlarmi di un progetto sull’ambiente e sulla riduzione delle emissioni climalteranti di cui aveva parlato a sua volta con mio fratello Nicola pochi mesi prima della sua morte, avevo accolto con interesse questa sua proposta elaborata con Peppe, ingegnere e suo amico fin dai tempi della scuola.
Sulle prime, mi era inevitabilmente sembrato un progetto fin troppo ambizioso ma poi, piano piano, ha incominciato a fare capolino l’idea che, per quanto ambizioso, il progetto si basa su pochi ma essenziali capisaldi che ritengo di estremo interesse:
1) L’idea di realizzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti mediante un rinnovato intervento pubblico nell’economia, un intervento che sposando nuove linee di pensiero economico guarda con rinnovato interesse al concetto di servizio pubblico che non può, quindi, essere lasciato alla semplice smania di profitto dei privati;
2) La partecipazione diretta delle autonomie territoriali in questo processo mediante la creazione di aree determinate in cui si tenga conto delle specificità delle diverse realtà territoriali e socioeconomiche;
3) L’ambito di applicazione è dato dall’utilizzo delle energie rinnovabili in ambito civile. Si parte cioè dall’utilizzo di pannelli fotovoltaici sulle civili abitazioni partendo dagli edifici pubblici per poi estenderlo progressivamente ai privati;
4) Con un massiccio impiego delle rinnovabili fino alla completa eliminazione dell’utilizzo delle fossili le emissioni climalteranti si ridurrebbero drasticamente e ciò ben prima del loro completo esaurimento;
5) The last but not the least consiste nella inesauribilità e gratuità delle energie rinnovabili. Un mondo in cui l’energia deriverebbe da fonti presenti sul pianeta quali il sole, il vento o, a determinate condizioni, l’acqua che per loro natura non sono esauribili non sarebbe forse la più grande rivoluzione degli ultimi tempi cui ci è dato assistere dai tempi della prima rivoluzione industriale?
Ecco in breve la mia presentazione delle ragioni che mi hanno spinto ad aderire ad un progetto così ambizioso ma al contempo così immediato, diretto e di grande impatto sulla cittadinanza. Dedico questo mio attuale impegno a mio fratello Nicola, cui stava a cuore, da sempre, fin da bambino, la nascita di una società più giusta e solidale dove ancora una volta a “ciascuno viene dato in base ai propri bisogni e da ciascuno secondo le sue capacità”.